Architettura e design

Una casa vacanze d’autore rivisitata da VMCF Atelier

Nella costa maremmana c’è una straordinaria concentrazione di ville moderniste, da riscoprire. La costruzione di queste case da vacanza si colloca negli anni del decennio postbellico 1955-1965, quando il boom del turismo balneare nel nostro paese spinse verso la realizzazione di nuove realtà e prospettive urbanistiche, e prosegue fino negli anni Ottanta.
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Nella costa maremmana c’è una straordinaria concentrazione di ville moderniste, da riscoprire. La costruzione di queste case da vacanza si colloca negli anni del decennio postbellico 1955-1965, quando il boom del turismo balneare nel nostro paese spinse verso la realizzazione di nuove realtà e prospettive urbanistiche, e prosegue fino negli anni Ottanta. Furono individuate, lungo la pineta costiera dal Capezzòlo fino a Punta Ala, nuove aree urbane destinate a seconde case e strutture ricettive di livello, perfettamente integrate con il paesaggio circostanteIn questo contesto furono realizzate, ad opera di illustri maestri e professionisti dell’architettura del tempo, quelle che oggi riconosciamo come esempi significativi di architetture residenziali del Moderno.

La pineta di Roccamare si estende nell’entroterra e segue tutta la costa del centro toscano lunga circa otto chilometri, e protegge dai venti e dal sole, interessanti case come Villa Bartolini - firmata sul finire degli anni Cinquanta dall’allora promettente architetto Ernesto Nathan Rogers autore insieme al gruppo BBPR di iconici progetti come la Torre Velasca - e altre nate dalla passione del conte Ginori Conti e di alcuni progettisti chiave come l’architetto Ugo Miglietta e Pier Niccolò Berardi . Roccamare è un complesso residenziale privato disegnato prevalentemente dall’architetto Ugo Miglietta negli anni Cinquanta inserendo più di duecento ville moderniste realizzate a partire dal 1963. Le “ville in Pineta”, sono costruite principalmente fra il 1963 e gli anni Ottanta. 

L'architetto Valerio Ferrari - fondatore con la moglie, anche lei architetto, Cinzia Mazzone dello studio VMCF Atelier - ha passato le vacanze in questi luoghi durante l’infanzia. "È un posto magico perché è incontaminato e selvaggio", dice. "Non è affollato, nemmeno ad agosto". Molti anni più tardi, con Cinzia hanno acquistato una casa di Miglietta realizzata nel 1970, che comprende una dépendance per ospiti adiacente, con sette camere da letto, e l’hanno trasformata, nel rispetto della costruzione originaria, con un senso spiccato per l'arte contemporanea.

Posta pochi passi dal mare, la proprietà si estende su terreno di quasi un ettaro, che include anche una piscina. Il concept generale del progetto presenta una forte componente scenografica associata a una sofisticata attitudine all’integrazione fra le arti, che deriva dalla formazione dei due architetti. Fondato nel 2003 a Parigi e ora con sede a Milano, VMCF Atalier, che sta per Visual Machine Concept Facilities, ha ideato scenografie per opera e danza; inoltre, Ferrari con Mazzone hanno collaborato anche a installazioni artistiche. 

Non è un caso che un mobile multimediale in acciaio personalizzato – definito in maniera ironica dall’architetto il “cinghiale mediatico” - entri ed esca da una parete come un pezzo di scenografia sul palco; le porte interne sono pannelli divisori in acero che ruotano su un asse, simili a quinte teatrali. Mazzone nota che “queste ultime svolgono un ruolo centrale nella casa, sfumando i confini tra le stanze e creando spazi ambigui”. Anche i serramenti sono spettacolari, attraversati da telai in acciaio diagonali, che richiamano la Hexenhaus di Alison e Peter Smithson.

Tuttavia, il centro della scena è rubato da un pavimento-opera d’arte che occupa come un palco la zona living. L’autore è l’artista tedesco Peter Zimmermann, che ha trascorso due settimane in loco applicando sette strati di resina epossidica creando un effetto imprevisto, dinamico ed energetico, in forte contrasto con l’abitazione, ma che nello stesso tempo ne mette in evidenza le sue particolarità. Il pavimento contrasta anche con le pareti interne originali in arenaria di Castiglione, un tavolo da pranzo con ripiano in OSB, sedie in vimini e mobili in acero sbiancato. "Abbiamo mescolato colori, forme e materiali naturali e pop", afferma Ferrari. La resina è così lucida e dai colori vivaci, a tal punto che, quando entra il sole, il pavimento riflette i mobili e gli alberi dell'esterno. La costante interazione interno-esterno avviene per riverbero ed è l’altra caratteristica dominante di questa villa.  

All’interno, accenti forti si alternano con il minimalismo, soprattutto quello delle camere da letto, con testiere in juta personalizzate e armadi in pino verniciato. Le lampade a sospensione dell'artista italiana Maria Grazia Rosin, realizzate in Technogel, un materiale sperimentale privo di plastificanti, e vetro di Murano, sono esito di un altro studio sui contrasti. E ancora, il pavimento in microcemento è diviso in due tonalità di grigio per un effetto grafico si contrappone a una sedia del XIX secolo o un dipinto contemporaneo su una parete.

Arte e architettura si relazionano di continuo: in cucina, le piastrelle delle pareti hanno un motivo tratto dai disegni del pittore cileno Roberto Sebastian Matta, con cui Ferrari ha lavorato a un progetto per un museo a Santiago del Cile negli anni Novanta. Il giovane scultore tedesco Christian Henkel ha costruito un mobile-scultura in compensato su cui ha dipinto linee geometriche in tonalità blu e rosa nella dépendance. Nel bagno principale, le piastrelle del muro in alto sono state rimosse, ma la colla è rimasta, formando un motivo astratto, mentre le piastrelle in ceramica sono di Le Corbusier. Interessante il collegamento della tubatura tra la vasca e la doccia. All’esterno, l’intervento progettuale di Mazzone e Ferrari assume dei toni più neutri e conservativi del progetto originario di Miglietta.  

Photo credit: Eric Laignel

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